Italia – Schio abbraccia don Francesco e Alberto: cinquemila persone per l’ultimo saluto

(ANS – Schio) – Una folla immensa, composta e profondamente commossa, ha riempito il PalaRomare e il piazzale esterno venerdì 3 luglio 2026 per dare l’ultimo saluto a don Francesco Andreoli, sacerdote salesiano, e ad Alberto Fioretto, giovane animatore dell’oratorio, morti il 25 giugno 2026 nel tragico incidente sulla Superstrada Pedemontana Veneta. Oltre cinquemila persone – giovani, famiglie, confratelli, cittadini, autorità civili e religiose – hanno testimoniato con la loro presenza quanto profondo fosse il legame che univa questi due figli alla comunità di Schio.

Don Francesco, che avrebbe compiuto 37 anni il 15 luglio, era in viaggio verso il parco divertimenti “Gardaland” con alcuni ragazzi dell’oratorio. Con lui c’era Alberto, sedicenne, animatore del Grest e atleta della Novatletica Città di Schio. Uniti nel servizio e nell’amicizia, sono rimasti uniti fino all’ultimo istante della loro vita terrena.

Una comunità ferita che diventa preghiera

Le esequie congiunte di don Francesco e Alberto sono state presiedute dal Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Fabio Attard, XI Successore di Don Bosco, che ha voluto essere personalmente presente per condividere il dolore della comunità. Nell’introduzione, il direttore dell’opera salesiana di Schio, don Ivan Ghidina, ha espresso il sentimento comune: «Una cosa ci accomuna tutti: l’amore che abbiamo per questi nostri fratelli e l’amore che loro ci hanno donato», salutando le famiglie, i giovani, le autorità civili e i confratelli giunti anche da lontano.

Nel suo messaggio iniziale, Don Fabio Attard ha allargato lo sguardo oltre i confini di Schio. «Alle 00.05 ore italiane – ha ricordato – un terribile terremoto ha messo in ginocchio un intero Paese, il Venezuela. Poche ore dopo, un terribile incidente nella galleria di Malo ha spezzato la vita dei nostri cari Alberto e don Francesco». Due drammi lontani, uniti dal mistero del dolore umano.

Il Rettor Maggiore ha dato voce allo smarrimento vissuto in questi giorni: «Dolore e rabbia, luce e speranza abbiamo vissuto in questi lunghi giorni di lacrime e sorrisi, di silenzio che interroga la vita e chiama in causa la fede». Ha ricordato per nome le mamme e i papà, le sorelle e il fratello, riconoscendo che il dolore più grande abita anzitutto nelle loro case.

Facendosi messaggero della partecipazione fraterna dell’Ispettoria del Venezuela, ha sottolineato come tutta la Congregazione Salesiana – confratelli, laici e giovani – si sia stretta attorno a Schio. Poi l’invito semplice e potente: «Uniamo i nostri cuori per ringraziare il Signore della Vita, del grande dono di Alberto e di don Francesco, del loro sorriso, della loro gioia, della loro bontà».

Non solo lutto, dunque, ma gratitudine. Non solo lacrime, ma fede nella promessa: «Preghiamo l’Eterno Padre affinché possiamo un giorno incontrarli di nuovo, lì dove nessun dolore potrà raggiungerci e nessuno potrà più separarci».

L’omelia: lacrime, consolazione e risurrezione

Il momento centrale delle esequie è stato l’annuncio del Vangelo della risurrezione di Lazzaro (Gv 11). L’omelia, affidata a don Enrico Gaetan secondo il desiderio espresso da don Francesco, non ha evitato le domande che attraversano il dolore: «Signore, se tu fossi stato qui…». Domande che abitano il cuore di una città ferita.

Ricordando che anche Gesù «scoppiò in pianto» davanti alla tomba dell’amico, ha sottolineato che Dio non è distante dal nostro dolore, ma lo condivide. «Abbiamo bisogno della consolazione di Dio», una consolazione che non cancella le lacrime, ma le illumina di speranza.

Poi l’appello che ha attraversato il palazzetto: «Lazzaro, vieni fuori!». Un invito rivolto soprattutto ai giovani a non restare prigionieri del sepolcro della tristezza, ma a trasformare il dolore in amore. Perché – ha ricordato – quando ci sentiamo voluti bene risorgiamo, e quando vogliamo bene a qualcuno lo facciamo risorgere.

Ha ricordato don Francesco come «pastore con l’odore delle pecore», sacerdote che ha spezzato il Pane e ha spezzato la propria vita per i giovani; e Alberto come perla preziosa cresciuta nel campo dell’oratorio. La loro morte insieme custodisce un mistero doloroso ma anche una testimonianza luminosa: una vita condivisa fino in fondo, nel segno del dono.

Una gratitudine che diventa comunione

Dopo la Comunione, l’Ispettore dell’ispettoria Salesiana dell’Italia Nord-Est, don Silvio Zanchetta, ha espresso, a nome dei familiari e di tutta la Famiglia Salesiana, un grazie profondo e sentito alle istituzioni civili, al Comune di Schio, alla Provincia, alla Regione, alle forze dell’ordine, alla Protezione Civile, alla Croce Rossa, ai volontari e a quanti hanno collaborato con generosità perché fosse possibile un saluto così partecipato e dignitoso.

Un ringraziamento che è diventato riconoscimento pubblico di una città capace di farsi famiglia. Nel momento della prova, Schio ha mostrato il suo volto più vero: unita, solidale, attenta, custode del bene seminato.

Le voci dei padri

Gli ultimi saluti a don Francesco e ad Alberto sono stati affidati alle parole dei loro rispettivi papà, in uno dei momenti più toccanti e carichi di commozione dell’intera celebrazione.

Il padre di Alberto, Andrea Fioretto, ha letto una lettera della professoressa del figlio, che lo ha ricordato «brillante e originale, entusiasta e curioso», capace di lasciare «una scia luminosa» in chi lo incontrava. Poi, mostrando le scarpe da ginnastica quasi nuove, ha confidato: «Ha vissuto poco, ma ha vissuto in fretta. Ha fatto tanta strada». E gli amici più cari hanno scritto: «Il nostro quartetto ora diventerà un trio, ma resterai sempre nei nostri cuori».

Il padre di don Francesco, Claudio Andreoli, ha descritto il figlio come «innamorato di Dio con il cuore di Don Bosco», capace di un’allegria travolgente e di un abbraccio che disarmava. Citando il suo testamento spirituale – «Qui ho trovato casa. Qui voglio essere tutto tuo per loro» – ha invitato tutti a far “rotolare il macigno del dolore” e a continuare a correre, simbolicamente con le scarpe da ginnastica, verso gli altri: «Questo sarà il nostro vestito di Dio».

Un’eredità che continua

Le parole dei padri, le lacrime dei giovani, il video commemorativo realizzato dagli animatori dell’oratorio, il silenzio finale diventato preghiera: tutto ha raccontato una verità più forte della tragedia.

Don Francesco e Alberto hanno lasciato un segno che non si spegne. Il loro sorriso, la loro dedizione, la loro passione educativa continueranno a vivere nei cortili dell’oratorio, nel cuore dei ragazzi, nella fede di una comunità che, pur ferita, sceglie di trasformare il dolore in impegno.

Il bene donato non va perduto. E ciò che è stato vissuto nell’amore continua, oltre la morte.

La celebrazione delle esequie e gli ultimi momenti di commiato sono disponibili nel collegamento alla diretta YouTube, attraverso il quale è possibile rivivere e condividere questo intenso momento di fede e di comunione.

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